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4 fabbriche abbandonate in Piemonte

8 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Il Piemonte è una delle regioni italiane con la più importante tradizione industriale. Torino e il suo territorio hanno ospitato per oltre un secolo fabbriche, fonderie, stabilimenti tessili e grandi complessi produttivi che hanno contribuito alla crescita economica della regione.


Con il progressivo declino di alcune attività industriali, molti di questi edifici sono stati dismessi e alcuni sono rimasti inutilizzati per anni. Oggi rappresentano importanti testimonianze di archeologia industriale, spesso caratterizzate da grandi strutture in mattoni, acciaio e cemento.


In questo articolo abbiamo raccolto quattro fabbriche abbandonate del Piemonte ancora riconoscibili e particolarmente interessanti dal punto di vista storico e architettonico.


In questo articolo:



Ex Smalterie Ballada a Torino


Nel quartiere di Aurora, a Torino, si trova il complesso delle ex Fonderie e Smalterie Ballada, una delle testimonianze più interessanti dell'architettura industriale torinese del primo Novecento.


Il complesso venne progettato nel 1906 dall'ingegnere Pietro Fenoglio, uno dei principali protagonisti dell'architettura Liberty torinese. Nel corso degli anni gli edifici furono ampliati da altri progettisti e il complesso arrivò a comprendere una grande fonderia centrale, officine, uffici e altri edifici di servizio.


Dal punto di vista architettonico, le Smalterie Ballada sono particolarmente interessanti perché l'edificio industriale non venne concepito come un semplice capannone. Le facciate presentano infatti elementi decorativi, grandi aperture e una struttura metallica che testimonia le tecniche costruttive dell'epoca.


Oggi il complesso è in stato di conservazione mediocre. La facciata principale è sostenuta da ponteggi e alcune strutture interne sono ancora visibili, mentre l'area è delimitata da strutture di cantiere. L'edificio è inoltre sottoposto a tutela.


Le ex Smalterie Ballada rappresentano quindi un esempio particolarmente significativo di archeologia industriale torinese, soprattutto per il legame con l'architettura di Pietro Fenoglio.



Ex Fabbrica Superga a Torino


La storia della ex Fabbrica Superga è strettamente legata alla storia industriale di Torino.


Il primo stabilimento venne realizzato all'inizio del Novecento, nel 1903, e nel corso dei decenni il complesso venne progressivamente ampliato con nuovi edifici produttivi, laboratori, uffici e strutture destinate ai dipendenti.


L'azienda divenne particolarmente conosciuta nel corso del Novecento grazie alla produzione delle celebri calzature Superga. Durante la Seconda guerra mondiale lo stabilimento subì pesanti danni a causa dei bombardamenti, ma l'attività edilizia e produttiva proseguì nei decenni successivi.


Con la crisi del settore manifatturiero, il complesso iniziò progressivamente a perdere la propria funzione. Gran parte degli edifici presenti originariamente nell'area è stata demolita e sostituita da nuove costruzioni, ma alcuni fabbricati storici sono ancora conservati lungo via Verolengo e all'interno dell'area.


Gli edifici superstiti sono particolarmente interessanti perché permettono di riconoscere ancora oggi l'identità dell'antico stabilimento industriale.


Il complesso rappresenta così una testimonianza della trasformazione di Torino da grande città manifatturiera a centro urbano sempre più orientato verso servizi, residenze e nuove attività.



Ex stabilimento FIMIT a Torino


Tra le fabbriche abbandonate più interessanti di Torino troviamo anche l'ex stabilimento FIMIT, situato in via Gabriele Rossetti.


La storia del complesso è molto più antica di quanto potrebbe sembrare. Il primo edificio industriale venne costruito intorno al 1830 come stabilimento per la filatura del cotone. Nel corso dell'Ottocento la struttura cambiò più volte funzione, ospitando attività legate alla lavorazione del lino, della canapa, del riso, dei metalli e dei tessuti.


Nel Novecento il complesso entrò nell'orbita della SNIA Viscosa e successivamente, dalla fine degli anni Cinquanta, venne utilizzato dalla FIMIT per la produzione di materiali isolanti.


L'attività industriale terminò definitivamente nel 1998 e gli edifici vennero progressivamente abbandonati. Il complesso ha subito nel corso degli anni occupazioni abusive, vandalismi e un generale deterioramento.


La particolarità dell'ex FIMIT è la presenza di edifici appartenenti a epoche industriali differenti. La parte più antica conserva infatti l'impianto della fabbrica ottocentesca, mentre le successive modifiche raccontano le trasformazioni produttive avvenute nel corso di oltre un secolo.


È proprio questa stratificazione a rendere il complesso particolarmente interessante dal punto di vista dell'archeologia industriale.



Ex stabilimento Tecumseh a Torino


Nella zona di Mirafiori si trova l'ex stabilimento Tecumseh, uno dei grandi complessi industriali abbandonati dell'area meridionale di Torino.


Lo stabilimento occupava un'area molto estesa e comprendeva fabbricati industriali, uffici e strutture di servizio. Secondo la documentazione comunale, il complesso disponeva di oltre 21.000 metri quadrati di superficie coperta all'interno di un'area di quasi 39.000 metri quadrati.


L'attività dello stabilimento terminò nel 2006. Da allora l'area è rimasta inutilizzata, diventando progressivamente una delle grandi aree industriali dismesse della zona.

Il complesso non presenta particolari caratteristiche monumentali come le Smalterie Ballada o altri edifici industriali storici di Torino, ma è significativo per le sue dimensioni e per il ruolo avuto nella storia produttiva di Mirafiori.


Negli ultimi anni l'ex Tecumseh è tornato anche sulle cronache per le condizioni di pericolo presenti all'interno dell'area. Nel dicembre 2025 un giovane che si trovava nello stabilimento durante un'esplorazione è precipitato per circa dieci metri all'interno della struttura, riportando gravi ferite.


Il caso dell'ex Tecumseh mostra quindi anche l'altro lato dell'archeologia industriale: grandi edifici ancora in piedi possono diventare estremamente pericolosi dopo anni senza manutenzione.



Perché le fabbriche vengono abbandonate


L'abbandono di una fabbrica è spesso il risultato di un processo lungo e complesso.


Una delle cause principali è la crisi dell'attività produttiva. Cambiamenti economici, delocalizzazione della produzione, nuove tecnologie e trasformazioni del mercato possono rendere non più conveniente mantenere attivo uno stabilimento.


Un'altra causa è rappresentata dalla posizione degli edifici. Molte fabbriche nate tra Ottocento e Novecento si trovavano inizialmente ai margini delle città, ma con l'espansione urbana sono state progressivamente circondate da quartieri residenziali.


Quando gli stabilimenti diventano troppo grandi, obsoleti o difficili da gestire, la loro demolizione o riconversione può diventare un problema particolarmente complesso.


Nel caso degli edifici storici si aggiungono inoltre i vincoli architettonici. Una fabbrica progettata da un importante architetto o considerata testimonianza significativa della storia industriale non può essere trattata come un normale capannone.


Il risultato è che alcuni complessi rimangono inutilizzati per anni, in attesa di un progetto di recupero che riesca a conciliare conservazione storica, sostenibilità economica e nuove funzioni.



Conclusioni


Le fabbriche abbandonate del Piemonte raccontano soprattutto la storia della trasformazione industriale della regione.


Le ex Smalterie Ballada mostrano l'importanza dell'architettura industriale di Pietro Fenoglio, l'ex Superga racconta la storia della produzione manifatturiera torinese, l'ex FIMIT conserva una stratificazione industriale iniziata nell'Ottocento mentre l'ex Tecumseh rappresenta una fase molto più recente della storia produttiva di Mirafiori.


Questi edifici sono interessanti non soltanto perché abbandonati, ma perché permettono di osservare le tracce concrete di un'epoca industriale ormai profondamente cambiata.

L'urbex permette di riscoprire visivamente questi luoghi dimenticati, ma è importante ricordare che un edificio dismesso può essere privato, sottoposto a vincoli, pericolante o interdetto. Abbandono e accessibilità non sono sinonimi e qualsiasi eventuale esplorazione deve sempre rispettare proprietà, divieti e condizioni di sicurezza.


Nota: l'abbandono di un edificio non significa che sia liberamente accessibile. Alcune delle strutture citate sono recintate, pericolanti, private o sottoposte a tutela. L'articolo ha finalità informative e storiche e non fornisce indicazioni per l'accesso non autorizzato.

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