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3 ospedali e strutture sanitarie abbandonate in Piemonte

8 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

Il Piemonte conserva numerose testimonianze della storia sanitaria del Novecento: ospedali, sanatori, centri di riabilitazione e strutture psichiatriche che per decenni hanno svolto un ruolo importante nella vita delle comunità locali.


Alcune di queste strutture hanno cambiato destinazione, altre sono state recuperate, mentre altre sono rimaste inutilizzate per anni, trasformandosi in interessanti esempi di archeologia sanitaria.


In questo articolo vediamo 3 strutture sanitarie abbandonate o dismesse del Piemonte, selezionate privilegiando edifici ancora riconoscibili e architettonicamente presenti, evitando invece i complessi ormai ridotti a ruderi.


In questo articolo


Ex Centro di Riabilitazione Maria Adelaide – Torino


Sulle colline di Torino, lungo la strada San Vito-Revigliasco, si trova uno dei complessi sanitari abbandonati più conosciuti del Piemonte: l'ex Centro di Riabilitazione Funzionale del Maria Adelaide.


La storia dell'edificio comincia alla fine degli anni Venti. Il complesso venne costruito tra il 1927 e il 1929 e nacque originariamente come colonia estiva destinata a circa 300 orfani di guerra e figli di mutilati. In seguito la struttura cambiò funzione e venne utilizzata come centro di convalescenza per gli infortunati dell'INAIL.


La destinazione sanitaria proseguì negli anni successivi.

Dal 1981 al 2007 il complesso fu utilizzato come centro di rieducazione funzionale collegato all'ospedale Maria Adelaide di Torino. Nel 2007 il centro venne definitivamente chiuso e la struttura rimase inutilizzata. L'edificio è particolarmente interessante anche per le sue dimensioni.


Il complesso comprende infatti un fabbricato principale sviluppato su tre livelli fuori terra e due piani interrati, con una superficie di circa 6.014 metri quadrati, oltre a una seconda palazzina destinata agli uffici. Complessivamente l'area comprende diversi fabbricati e spazi esterni.

Nel corso degli anni l'abbandono ha lasciato segni molto evidenti.


La struttura è stata più volte descritta dalla stampa locale come un edificio progressivamente deteriorato e preso di mira da vandali. Già nel 2017 venivano documentati gli interni danneggiati, gli arredi sanitari rimasti sul posto e una cappella interna ancora riconoscibile.


Nonostante il degrado, il complesso conserva ancora la propria volumetria e permette di riconoscere chiaramente quella che era la funzione originaria dell'edificio.


È proprio questo a renderlo interessante dal punto di vista urbex: non una struttura scomparsa, ma un grande edificio sanitario del Novecento rimasto sospeso nel tempo.



Sanatorio della Croce Rossa – Lanzo Torinese


Spostandoci nelle Valli di Lanzo troviamo una struttura completamente diversa per periodo e architettura: il Sanatorio della Croce Rossa, conosciuto anche come struttura dell'Eremo di Lanzo.


L'edificio venne progettato tra il 1950 e il 1965 dall'architetto Francesco Dolza. Si tratta quindi di una struttura molto più recente rispetto ai tradizionali ospedali ottocenteschi, caratterizzata da un'architettura legata al Movimento Moderno. La storia sanitaria del sito, però, è precedente alla costruzione dell'edificio attuale.


L'Eremo di Lanzo venne trasformato dalla Croce Rossa Italiana in un sanatorio nel 1918. Inizialmente fu destinato ai reduci di guerra e successivamente alla cura della tubercolosi femminile. Negli anni Sessanta venne quindi realizzato il nuovo edificio ospedaliero all'interno del parco. La struttura ha avuto una lunga vita sanitaria.


Nel 1995 l'edificio venne trasformato in RSA. Questa destinazione proseguì fino al 2013, quando la struttura venne definitivamente chiusa. Da allora è rimasta inutilizzata e ha iniziato un progressivo processo di degrado.


Dal punto di vista architettonico è uno dei casi più interessanti.


L'edificio presenta una struttura in cemento armato, facciate in intonaco e pietra di Luserna, ampie superfici vetrate e terrazzi caratterizzati da un profilo sinuoso. La progettazione cercava un rapporto diretto tra la struttura sanitaria e il paesaggio circostante.


Non è quindi la classica struttura ospedaliera ottocentesca fatta di corridoi e grandi padiglioni.


Il Sanatorio della Croce Rossa rappresenta invece l'architettura sanitaria moderna, progettata pensando alla luce, all'aria, agli spazi aperti e al rapporto con l'ambiente montano.


Oggi l'edificio è dismesso e presenta problemi di manutenzione, ma la struttura principale è ancora chiaramente riconoscibile. La documentazione del Ministero della Cultura descrive infatti un edificio segnato dall'abbandono e dal vandalismo, ma non ridotto a rudere.


È probabilmente uno dei casi piemontesi più interessanti per capire come sia cambiata l'architettura degli ospedali nel corso del Novecento.



Ex Ospedale Psichiatrico San Giacomo – Alessandria


Ad Alessandria troviamo una storia ancora diversa.

L'Ospedale Psichiatrico San Giacomo rappresenta una delle principali testimonianze della storia della psichiatria piemontese.


Le origini dell'istituzione risalgono addirittura al Medioevo. Nel corso dei secoli l'ospedale cambiò più volte sede e organizzazione, fino al trasferimento del manicomio, tra il 1871 e il 1885, nell'ex convento dei Cappuccini di via Venezia, risalente al Seicento.


Il complesso venne progressivamente ampliato per rispondere alle esigenze della struttura psichiatrica.


Nel 1913 venne inoltre inglobata una vecchia polveriera dell'esercito situata nelle vicinanze dei bastioni cittadini, trasformata in una colonia agricola destinata agli internati.


L'ospedale divenne quindi un vero e proprio complesso articolato, comprendente reparti, spazi verdi, laboratori e strutture di servizio. La storia dell'istituto si concluse soltanto nella seconda metà del Novecento.


Dopo l'approvazione della Legge Basaglia del 1978, l'ospedale passò all'Unità sanitaria locale. L'attività cessò definitivamente il 24 dicembre 1980.


La particolarità dell'ex San Giacomo è che non bisogna immaginarlo come un unico grande edificio completamente vuoto.

Si tratta infatti di un complesso molto articolato, composto da diverse strutture e aree che nel corso del tempo hanno avuto destini differenti. Alcune parti sono state riutilizzate, mentre altre sono rimaste inutilizzate e sono ancora interessate da progetti di recupero.


Un esempio concreto arriva proprio dalle attività più recenti: nel 2026 il C.I.S.S.A.C.A. ha approvato lavori di ripristino e messa a norma di una porzione del complesso di via Mazzini destinata alla realizzazione di una nuova struttura sociale finanziata attraverso il PNRR.


Questo rende il caso di Alessandria particolarmente interessante.


L'ex San Giacomo non è semplicemente una “location abbandonata”, ma un pezzo di città che sta lentamente passando dalla funzione sanitaria del passato a nuove destinazioni.


La sua importanza storica è inoltre documentata dagli archivi dell'istituzione, che conservano documentazione relativa alla sua attività e alla storia della psichiatria alessandrina.



Perché gli ospedali vengono abbandonati?


L'abbandono di una struttura sanitaria può avere cause molto diverse.


Nel corso del Novecento gli ospedali sono cambiati profondamente. Le nuove tecnologie mediche, l'evoluzione delle normative e la necessità di strutture più moderne hanno portato alla chiusura o al trasferimento di numerosi vecchi presidi.


In altri casi sono stati i cambiamenti nella medicina a rendere obsolete determinate strutture.


Il caso dei sanatori è particolarmente significativo. La diffusione di nuovi farmaci e il progressivo superamento delle grandi strutture dedicate alla tubercolosi hanno reso inutili molti edifici progettati proprio per quel tipo di cura.

Anche la chiusura degli ospedali psichiatrici ha avuto un ruolo importante.


La Legge 180 del 1978, comunemente associata alla riforma Basaglia, ha avviato il superamento degli ospedali psichiatrici e ha completamente modificato il sistema italiano di assistenza psichiatrica.


Tutte queste trasformazioni hanno lasciato sul territorio edifici molto grandi, spesso difficili e costosi da riconvertire.


Un ospedale non è infatti una semplice costruzione.

Dispone di impianti complessi, grandi superfici, strutture tecniche, sistemi di sicurezza e spazi progettati per una funzione molto specifica. Quando quella funzione scompare, trovare un nuovo utilizzo può diventare estremamente difficile.

È per questo che alcuni ex ospedali rimangono vuoti per anni, mentre altri vengono progressivamente recuperati e trasformati in scuole, uffici, strutture sociali, residenze o nuovi servizi pubblici.



Conclusioni


Gli ex ospedali piemontesi raccontano una parte importante della trasformazione del territorio.


L'ex Centro di Riabilitazione Maria Adelaide rappresenta una struttura sanitaria del Novecento rimasta inutilizzata dopo il trasferimento delle attività. Il Sanatorio della Croce Rossa di Lanzo racconta invece la storia della lotta alla tubercolosi e dell'evoluzione dell'architettura sanitaria moderna.


L'ex Ospedale Psichiatrico San Giacomo di Alessandria permette invece di entrare nella storia della psichiatria italiana e di osservare come un grande complesso sanitario possa attraversare diverse epoche e destinazioni.


Tre edifici diversi, tre storie diverse, ma accomunati dallo stesso fenomeno: la trasformazione della sanità ha lasciato dietro di sé un patrimonio architettonico che oggi rischia di essere dimenticato.


Ed è proprio per questo che questi luoghi sono interessanti anche dal punto di vista urbex. Prima ancora di essere edifici abbandonati, sono testimonianze della storia delle persone che li hanno costruiti, vissuti e utilizzati.


Nota: l'abbandono di un edificio non significa che sia liberamente accessibile. Alcune delle strutture citate sono recintate, pericolanti, private o sottoposte a tutela. L'articolo ha finalità informative e storiche e non fornisce indicazioni per l'accesso non autorizzato.

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