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4 chiese abbandonate in Piemonte

8 ore fa
Tempo di lettura: 4 min

Il Piemonte conserva numerosi edifici religiosi che, dopo essere stati sconsacrati o aver perso la loro funzione originaria, sono rimasti inutilizzati. Alcuni sono diventati vere e proprie testimonianze di epoche passate, ancora riconoscibili nella loro struttura e particolarmente interessanti dal punto di vista architettonico.


In questo articolo abbiamo raccolto quattro chiese ed edifici religiosi abbandonati del Piemonte ancora esistenti e riconoscibili, evitando volutamente i ruderi di cui rimangono soltanto poche parti.


In questo articolo:



L’Eremo di Lanzo


Tra le architetture religiose abbandonate più suggestive del Piemonte troviamo l’Eremo di Lanzo, situato nel territorio di Lanzo Torinese.


Il complesso venne costruito a partire dal 1661 su progetto dell’ingegnere Francesco Lanfranchi e fu destinato ai monaci camaldolesi. La struttura comprendeva una grande chiesa, gli spazi conventuali, il chiostro, la foresteria e numerose celle monastiche distribuite all'interno dell'ampio terreno circostante.


Nel corso della sua storia l'eremo cambiò più volte destinazione. Nel Novecento fu trasformato in sanatorio dalla Croce Rossa Italiana e successivamente il complesso ospedaliero venne convertito in RSA. La struttura sanitaria fu definitivamente chiusa nel 2013.


Oggi la chiesa rappresenta una delle parti ancora riconoscibili dell'antico complesso religioso. Gli edifici originari sono stati in parte demoliti nel corso del tempo, mentre la chiesa è rimasta in piedi, conservando elementi decorativi e architettonici che testimoniano la sua origine seicentesca.


L'Eremo è particolarmente interessante perché unisce architettura religiosa, storia monastica e archeologia sanitaria, mostrando come uno stesso luogo possa attraversare secoli di trasformazioni prima di essere definitivamente abbandonato.



La chiesa di Sant’Evasio a Mondovì


Nel rione di Carassone, a Mondovì, si trova l'ex chiesa di Sant'Evasio, uno degli edifici religiosi più particolari tra quelli abbandonati del Piemonte.


Le origini dell'edificio risalgono probabilmente al XIII secolo. La chiesa venne successivamente trasformata e ampliata e raggiunse il periodo di maggiore importanza nel Seicento, quando arrivò a possedere ben diciassette altari.


L'edificio è sconsacrato da secoli e conserva ancora diversi elementi della sua storia, tra cui il caratteristico campanile romanico, un tabernacolo in marmo, alcune lastre tombali e le cripte presenti sotto il presbiterio.


La situazione attuale è quella di un edificio inutilizzato e bisognoso di interventi. La facciata è stata interessata da lavori e ponteggi, mentre il progetto di recupero e valorizzazione non ha portato, almeno finora, alla completa riapertura della struttura. Negli ultimi anni alcuni residenti si sono anche occupati volontariamente della pulizia degli spazi interni.


Sant'Evasio è quindi un esempio interessante di come una chiesa possa rimanere architettonicamente leggibile anche dopo secoli di abbandono, mantenendo elementi medievali e testimonianze delle trasformazioni avvenute nei secoli successivi.



La chiesa sconsacrata di San Claudio a Castiglione Torinese


Sul colle di Castiglione Alto si trova la chiesa di San Claudio, un edificio dalla storia particolarmente lunga e articolata.


Sul luogo esistevano precedenti costruzioni religiose, ma l'edificio che conosciamo oggi deriva da una serie di trasformazioni avvenute nel corso dei secoli. La chiesa venne ricostruita in forme barocche nel Seicento e successivamente interessata da un nuovo intervento tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.


Nel 1905 la struttura venne dichiarata pericolante e fu ordinata la chiusura dell'edificio. Negli anni successivi vennero comunque intrapresi interventi di recupero, mentre la nuova configurazione architettonica introdusse anche elementi di gusto neogotico.


La chiesa è oggi sconsacrata e costituisce uno degli edifici storici più particolari del territorio comunale. Il suo stato di conservazione ha portato nel tempo alla necessità di interventi di recupero e valorizzazione.


A differenza di molti edifici religiosi abbandonati, San Claudio non è un semplice rudere: la struttura è ancora chiaramente riconoscibile e conserva il volume architettonico della chiesa, rendendola interessante anche dal punto di vista storico e fotografico.



La chiesetta di Villa Conchiglia


Tra le testimonianze religiose meno conosciute del Piemonte si trova anche una piccola chiesetta legata a Villa Conchiglia, inserita all'interno di un complesso storico oggi segnato dall'abbandono.


Rispetto alle grandi chiese parrocchiali, si tratta di un edificio di dimensioni più contenute, ma proprio questa caratteristica contribuisce a renderlo particolare. Gli ambienti conservano ancora elementi decorativi e tracce della funzione originaria, mentre il progressivo abbandono ha lasciato spazio al deterioramento degli interni.


La cappella rappresenta un esempio di come l'architettura religiosa non sia necessariamente costituita soltanto da grandi chiese e santuari: ville storiche, conventi e residenze signorili potevano infatti possedere piccoli luoghi di culto privati, oggi spesso dimenticati.


È proprio questa combinazione tra architettura residenziale e religiosa a rendere la chiesetta particolarmente interessante nel panorama delle location urbex piemontesi.



Perché le chiese vengono abbandonate


L'abbandono di una chiesa può avere origini molto diverse.

In alcuni casi la causa è la diminuzione della popolazione del territorio, che rende una piccola parrocchia sempre meno frequentata. In altri casi una nuova chiesa sostituisce quella precedente oppure l'edificio diventa inutilizzabile a causa dei costi necessari per la manutenzione.


Anche la sconsacrazione può cambiare completamente il destino di una struttura. Una volta terminata la funzione religiosa, l'edificio deve trovare una nuova destinazione compatibile con le sue caratteristiche, ma non sempre esistono risorse o progetti sufficienti per trasformarlo.


Nel caso di edifici molto antichi si aggiunge poi un ulteriore problema: restaurare una struttura storica può richiedere investimenti considerevoli, soprattutto quando sono presenti problemi strutturali, infiltrazioni o vincoli architettonici.

Il risultato è che alcune chiese rimangono chiuse per anni, mentre la vegetazione, l'umidità e l'assenza di manutenzione contribuiscono lentamente al loro deterioramento.



Conclusioni


Le chiese abbandonate del Piemonte raccontano storie molto diverse tra loro. Alcune sono nate come luoghi di culto medievali, altre appartenevano a complessi monastici o residenze storiche, mentre altre ancora hanno attraversato trasformazioni e cambi di destinazione nel corso del Novecento.

L'Eremo di Lanzo, Sant'Evasio a Mondovì e San Claudio a Castiglione Torinese mostrano bene quanto possa essere stratificata la storia di questi edifici.


Per l'urbex, queste strutture rappresentano soprattutto testimonianze architettoniche di un passato ormai lontano. Il loro interesse non deriva soltanto dall'abbandono, ma dalla possibilità di osservare come il tempo abbia modificato edifici nati con funzioni completamente diverse da quelle che immaginiamo oggi.


Come per qualsiasi edificio abbandonato, è importante ricordare che l'abbandono non significa automaticamente accessibilità: eventuali proprietà private, divieti, transenne o condizioni di pericolo devono sempre essere rispettati.


Nota: l'abbandono di un edificio non significa che sia liberamente accessibile. Alcune delle strutture citate sono recintate, pericolanti, private o sottoposte a tutela. L'articolo ha finalità informative e storiche e non fornisce indicazioni per l'accesso non autorizzato.

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