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5 ville abbandonate in Lombardia: dimore storiche dimenticate

9 ore fa
Tempo di lettura: 6 min

Quando si parla di Urbex in Lombardia si pensa spesso a fabbriche, ospedali e grandi strutture industriali. Esiste però un'altra categoria particolarmente affascinante: quella delle ville storiche abbandonate.


Sono dimore costruite in epoche diverse, appartenute a famiglie nobili, imprenditori e personaggi importanti del territorio. Alcune hanno attraversato secoli di storia, altre hanno cambiato più volte funzione prima di essere lasciate inutilizzate.


In questo articolo



Villa Colombo Brazzola – Sedriano


Nel centro storico di Sedriano, nell'area metropolitana di Milano, si trova Villa Colombo Brazzola, una dimora storica risalente all'inizio del XVIII secolo.


La villa rappresenta un interessante esempio della tradizionale villa lombarda, composta dalla residenza padronale, dagli edifici rustici e dal parco.


L'elemento più caratteristico della parte principale è la facciata rivolta verso il centro abitato, dove si trova un portico con archi ribassati sostenuti da colonne in pietra di ordine tuscanico. Al piano superiore sono presenti un balcone in ferro battuto e finestre decorate con elementi in stucco.


Gli interni dovevano essere particolarmente ricchi. La documentazione relativa al vincolo del 1964 ricorda soffitti a cassettoni decorati, camini in marmo, porte decorate, affreschi e graffiti. In una delle sale era inoltre presente un altare seicentesco in marmo.


Oggi la situazione è molto diversa.


La casa padronale è ancora conservata, seppure in condizioni mediocri, mentre sono soprattutto gli edifici rustici annessi ad avere raggiunto condizioni molto più compromesse. Il complesso è privato e sottoposto a tutela e risulta in corso di definizione un progetto di restauro.


È proprio questa differenza tra la villa ancora riconoscibile e le parti accessorie maggiormente degradate a rendere interessante il complesso dal punto di vista storico e architettonico.



Villa Sioli – Senago


A Senago, alle porte di Milano, si trova Villa Sioli, conosciuta anche con il nome di Villa Corbella Martinelli Sioli.


Le sue origini risalgono al XVIII secolo e la storia dell'edificio è legata a diverse famiglie che nel corso dei secoli ne hanno modificato destinazione e caratteristiche.

Tra i primi proprietari vengono ricordati i Corbella.


Successivamente la villa passò ai Martinelli e, nel 1820, venne lasciata agli Arcivescovi di Milano, che la utilizzarono come residenza estiva. Anche il poeta milanese Carlo Porta soggiornò nella villa nel 1810.


Nel 1866 la proprietà venne venduta all'asta ad Angelo Sioli. Da quel momento il complesso perse progressivamente parte della propria originaria impostazione: vennero costruiti opifici e il grande giardino all'italiana venne ridimensionato.


Questa trasformazione è particolarmente interessante perché racconta il passaggio da villa nobiliare a complesso legato anche alle attività produttive.


La villa è oggi di proprietà comunale, sottoposta a tutela e indicata nella banca dati del Ministero della Cultura con uno stato di conservazione pessimo. È inoltre presente un progetto di restauro e valorizzazione a livello di fattibilità tecnico-economica.


Nonostante il degrado, il corpo storico della villa rimane riconoscibile e costituisce una testimonianza importante della trasformazione dei grandi complessi residenziali lombardi.



Villa Baragiola – Varese


A Masnago, uno dei quartieri storici di Varese, si trova Villa Baragiola, una grande residenza circondata da un vasto parco.

La villa venne costruita nel XIX secolo su iniziativa della famiglia Baragiola De Bustelli. L'edificio presenta una pianta quadrata e un'organizzazione interna sviluppata attorno al vano centrale della scala.


La residenza non era una semplice abitazione.


Al suo interno erano presenti ambienti di rappresentanza e spazi destinati alla biblioteca e all'armeria. Il salone d'onore era caratterizzato da una grande vetrata affacciata sul giardino.


Nel 1930 circa la villa venne acquistata dal banchiere Giacomo Tedeschi, che la fece ristrutturare e la ribattezzò Villa Alessandra, in onore della moglie.


Pochi anni dopo, nel 1941, il complesso assunse una nuova funzione: divenne sede del Seminario arcivescovile di Varese. Questa trasformazione comportò ulteriori interventi e la costruzione di nuovi corpi di fabbrica destinati alle attività del seminario. Nel 1951 venne realizzato anche l'edificio rettangolare destinato alle aule dei seminaristi.


Il seminario rimase nella villa fino al 1991.


Oggi il complesso è di proprietà del Comune di Varese e la banca dati del Ministero della Cultura ne indica uno stato di conservazione mediocre. La villa rimane quindi un edificio storico ancora riconoscibile, ma segnato dal progressivo degrado e dalla perdita della sua funzione originaria.


La sua particolarità è proprio la quantità di vite che ha attraversato: residenza nobiliare, villa privata, dimora di un banchiere e infine seminario.



Villa Secco d'Aragona – Cazzago San Martino


In provincia di Brescia troviamo una delle ville più antiche di questo elenco.


La Villa Secco d'Aragona, conosciuta anche come Villa Bornati-Secco d'Aragona, venne costruita intorno alla metà del XVI secolo sui resti di una costruzione precedente, probabilmente risalente al XIV secolo.


L'edificio ha una pianta a forma di L ed è composto da due corpi collegati da un androne centrale. La facciata principale è relativamente sobria, con finestre regolari e portali ad arco a tutto sesto.


Dietro l'aspetto esterno piuttosto semplice si nasconde però una struttura molto più ricca.


La documentazione del Ministero della Cultura cita infatti la presenza storica di camini, decorazioni e affreschi, mentre sul lato sud-est si trova una corte con portico caratterizzato da arcate a tutto sesto. In origine il complesso era inoltre collegato al vicino castello di Bornato.


La villa è privata e sottoposta a tutela dal 1949. Il suo stato di conservazione viene indicato come mediocre, quindi siamo di fronte a un edificio che ha mantenuto la propria struttura e il proprio carattere architettonico, ma che necessita di interventi di conservazione.


È un esempio interessante perché permette di vedere come l'Urbex possa incontrare direttamente la storia dell'architettura italiana: non un edificio industriale del Novecento, ma una dimora con oltre quattro secoli di storia.



Villa Porro Lambertenghi – Cassina Rizzardi


A Cassina Rizzardi, in provincia di Como, si trova Villa Porro Lambertenghi, una delle dimore storiche più importanti tra quelle presenti in questo elenco.


Il complesso è stato costruito in epoche differenti e nel tempo si è sviluppato secondo il modello della tradizionale villa lombarda. La struttura è organizzata attorno a tre corti aperte a U e presenta una particolare relazione con il contesto agricolo circostante.


La villa è legata alla famiglia Porro Lambertenghi, una delle famiglie nobili più note del territorio comasco.


La storia della dimora è inoltre collegata a Giuseppe Garibaldi. Nel 1860, infatti, la famiglia Porro Lambertenghi ebbe un ruolo nella vicenda del matrimonio tra Garibaldi e Giuseppina Raimondi, celebrato nella vicina Fino Mornasco.


La villa continuò ad avere una funzione attiva anche nel Novecento. Fino agli anni Ottanta venne utilizzata per attività sociali e ospitò anche un centro socio-educativo e una scuola professionale. Successivamente arrivò un lungo periodo di abbandono.


La proprietà è oggi della Provincia di Como e la villa è tutelata come bene culturale. Il Ministero della Cultura ne indica lo stato di conservazione come pessimo, ma la struttura è ancora presente e riconoscibile come grande complesso storico.


La sua storia recente è particolarmente significativa: negli anni sono stati ipotizzati interventi di recupero e diversi progetti di riutilizzo, ma il problema della conservazione della villa rimane ancora aperto.



Perché le ville storiche vengono abbandonate?


L'abbandono di una villa storica raramente è il risultato di un singolo evento.


Molte di queste residenze sono nate in un periodo nel quale le grandi famiglie possedevano vasti terreni agricoli e utilizzavano le ville come abitazioni, residenze di campagna e centri di gestione delle proprietà.


Con la trasformazione economica e sociale del territorio, questo modello è progressivamente scomparso.


In alcuni casi la villa è passata attraverso nuovi utilizzi, come scuole, seminari, strutture sociali o attività produttive. In altri casi, invece, non è stato trovato un nuovo utilizzo economicamente sostenibile.


A complicare ulteriormente la situazione ci sono i vincoli storico-artistici.


Una villa tutelata non può essere semplicemente demolita o modificata liberamente. Allo stesso tempo, il recupero di una grande dimora storica può richiedere investimenti molto importanti.


Il risultato può essere un edificio che rimane in piedi per decenni, ma senza una funzione precisa.

È proprio questa situazione a creare alcune delle location Urbex più interessanti: ville ancora architettonicamente leggibili, ma sospese tra il loro passato e un futuro che non è ancora arrivato.



Conclusioni


Le ville abbandonate lombarde sono molto diverse tra loro.

Villa Colombo Brazzola racconta la storia della villa lombarda settecentesca; Villa Sioli mostra la trasformazione di una residenza nobiliare in un complesso legato alle attività produttive; Villa Baragiola ha attraversato il periodo delle grandi residenze private e quello del seminario; Villa Secco d'Aragona conserva una storia che affonda le proprie radici nel Rinascimento; Villa Porro Lambertenghi è invece legata alla storia politica e sociale dell'Ottocento e del Novecento.


Quello che le accomuna è un elemento fondamentale: non sono semplici ruderi.


Sono edifici ancora riconoscibili, con facciate, cortili, strutture e caratteristiche architettoniche che permettono di comprendere cosa fossero un tempo.


Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti dell'Urbex: entrare idealmente nella storia di un luogo non significa necessariamente cercare il degrado più estremo. A volte è molto più affascinante osservare una villa ancora in piedi e chiedersi chi l'abbia costruita, chi ci abbia vissuto e perché oggi sia rimasta vuota.


Nota: l'abbandono di un edificio non significa che sia liberamente accessibile. Alcune delle strutture citate sono recintate, pericolanti, private o sottoposte a tutela. L'articolo ha finalità informative e storiche e non fornisce indicazioni per l'accesso non autorizzato.

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